luigi aveva occhi verdi, capelli castani e pelle molto chiara come me, alle volte giocavamo a farci prendere per fratelli.
erano bellissime chiare giornate di adolescenti, alle prese con le versioni di greco o l’interrogazione in latino, il tutto immerso in quella frizzantissima atmosfera degli anni ’80.
luigi studiava, studiava, studiava per ore, attaccato alla chitarra che era ormai quasi come un’estensione del suo corpo tanto riusciva a muoversi e a fare di tutto senza mai staccarsela di dosso.
ma non era fatica per lui, non si scocciava mai di ripetere e ripetere esercizi che gli assicurassero agilità e velocità nelle dita. Nè si stancava di ascoltare e riascoltare le esecuzioni dei grandi per coglierne le sfumature.
ed io con lui…
fedele come un cagnolino dietro al cane più grande, lo seguivo con gioia, amavo la musica che lui amava e cercavo di fargli amare quella che piaceva a me.
insospettabilmente, ricordo, gli piaceva tanto “new moon on monday” dei duran duran e si innamorò di “jokerman” di bob dylan e di tuck and patty.
ovviamente adorava pat metheny, wes montgomery e joe pass…
ricordo i pomeriggi e le serate passati a studio 95, eravamo alle soglie dell’esame di maturità, ragazzini davvero e ci pareva veramente “figo” stare con quelli più grandi di noi in radio.
luigi e marco saccone si inventarono “diapason”, che fu credo tra le pochissime trasmissioni di musica classica mai realizzate dall’emittenza locale, aveva la sigla con la voce di lucio saccone, allora agli esordi della carriera come doppiatore.
ed io con loro… luigi e marco, i miei grandi amici.
poi arrivarono i primi concerti importanti ed allora luigi ebbe bisogno del suo primo e putroppo ultimo smoking.
sentendoci molto grandi, andammo in una delle migliori boutiques maschili della città e provammo vari abiti. poi arrivò quello giusto, luigi per la verità era snello e non fu difficile.
anche quella magrezza era stata conquistata con lo stesso impegno che metteva nella musica. era riuscito ad abbandonare i panni del ragazzino cicciottello impegnandosi con lo sport e, con piccoli trucchi, come dividere una crostatina al cioccolato in quattro parti e mangiarsela a tappe nel corso del pomeriggio.
che tenerezza quella crostatina divisa in quattro…
avevamo un tacito appuntamento dopo pranzo. scendevo da lui e chiacchieravamo una mezz’ora prendendo il caffè prima di andare a studiare.
andò avanti così anche dopo la scuola, d’estate e d’inverno, quella mezz’ora non mancava mai, mi faceva ascoltare le cose che stava studiando, le partiture che aveva scoperto.
ecco, non aveva mai l’atteggiamento di uno che “sa”, tutto aveva sempre un sapore di scoperta per lui, era veramente entusiasta di tutto.
alle volte non capivo quel vivere a 100 all’ora riempiendosi ogni attimo di tempo e non concendendosi tregua, anni dopo ho capito che era così felice di vivere che non voleva perdere neppure un attimo.

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