Pubblicato su “Il Mattino” dell’8 febbraio 2018

Rossana Casale: “Ecco la musica dell’anima”

Concerto in Irpinia: da anni faccio i talent, ma è tv; sul palco non è mai routine

Pensare al suo nome e tornare con la memoria al 1986, quando portò il jazz sul palco di Sanremo con “Brividi” è un attimo; lei è Rossana Casale e venerdì 9 febbraio sarà ospite, insieme con Emiliano Begni al piano, della Rassegna de La Contessa Jazz Club.

Alle 21 all’Hotel Heaven di Mercogliano, sul palco diretto da Cinzia de Falco e Luciano Russo, andrà in scena lo spettacolo dal titolo “Ballads Duo” (info e prenotazioni 3921554207 o www.lacontessajazz.it).

Biondissima e dalla voce angelica, Rossana Casale esordisce negli anni ’70 come corista nei dischi dei cantanti italiani più importanti dell’epoca; spicca il volo solista nel 1982 con “Didin” scritta a quattro mani con Alberto Fortis; nel 1984 pubblica il suo primo album “Rossana Casale”, prodotto dalla PFM. Da allora ad oggi la carriera della Casale è stata torrenziale, tante infatti le partecipazioni a tre volte a Sanremo, tante volte a Umbria Jazz, talent show come “Operazione trionfo” e ben sette edizioni di “X-Factor” e poi il successo nel musical e le docenze in vari conservatori.

Rossana Casale, da giovanissima ha iniziato lavorando come corista per i mostri sacri della musica italiana, erano gli anni ’70, come ricorda la scena musicale e l’Italia di questo periodo?

“Era un’Italia che era in crescita e scoppiava di lavoro, di occasioni, sia nel pop che nella musica di ricerca. Milano era un centro importantissimo per ogni tipo di genere musicale.Non sono andata in fondo ai miei studi proprio perché morivo dalla voglia di cantare, di iniziare la mia carriera in questo periodo storico molto, molto stimolante”.

Gli anni ’80 sono per lei gli anni della consacrazione, dal singolo con Fortis, al disco prodotto dalla PFM, a Sanremo con hit come “Brividi” e “Destino”, già allora lei era completamente fuori dallo standard pop delle cantanti italiane e con uno stile suo molto personale…

“Io mi sono immersa nella musica, senza rendermi conto di avere una personalità così forte, ma solo con la voglia di farmi ascoltare. Consideravo come mio lavoro il fare la corista. Quanto invece cantare è diventata una cosa seria, dopo il mio primo singolo, quasi non me ne rendevo conto. Lì ho vacillato, già allora volevo fare il jazz e c’era chi mi guardava come se fossi pazza. Poi c’è stato l’inizio della collaborazione con Maurizio Fabrizio che scrisse per me “Brividi”, il brano con cui partecipai a Sanremo nel 1986 e poi “Destino” l’anno dopo”.

Gli anni ’90 la vedono rivelarsi appieno come cantante jazz, com’è avvenuta questa trasformazione? E’ stata una scelta indubbiamente coraggiosa visti i suoi successi Sanremesi… cosa l’ha spinta?

“Il jazz è la musica che ascoltavo da bambina a casa. Sono cresciuta con il jazz, come mio figlio. Oggi dico che il jazz è la musica dell’anima, il luogo dove io riesco a raccontarmi, a esprimermi meglio. Come dico ai miei allievi la cosa più difficile è “essere jazz”; la cosa più difficile da comprendere è il pensiero jazz, se non lo hai ascoltato, se non lo senti come necessario è difficile insegnarlo; forse imparerai a farlo ma non lo sarai. Non posso dire che il jazz mi piace, il jazz io ce l’ho addosso”.

Nel 1995 lei ha avuto uno spettatore molto speciale, Papa Giovanni Paolo II a Loreto per cui ha eseguito “Ave Maria” scritta da Vincenzo Zitello, com’è stato cantare per lui? Lo ha poi incontrato?

“Nell’Ave Maria mancava la parola “peccatoribus” per scelta dell’autore. Io ero d’accordo, penso che uno dei pesi più grossi che offusca la fede sia proprio il senso di colpa. Su quel passaggio, il Papa girò un attimo la testa e mi guardò incuriosito, cosa che mi fece temere una scomunica! Dopo però lui mi ha stretto la mano e mi ha detto “Siete stati molto bravi”, per me è stato un po’ come una sorta di approvazione alla nostra interpretazione”.

Dagli anni 2000 la sua carriera prende anche la strada del musical e quella dei talent show, come si è trovata una jazzista in questi ambiti così diversi?

“Sono due mondi diversi. Il musical è un’arte che richiede enorme dedizione,un mestiere artistico fatto da grandi professionisti che devono cantare, recitare, danzare e viaggiare, per mesi. I talent sono un circo meraviglioso, ma è tv. Fare “X-Factor” è stato bellissimo, lavorare con Paola Folli, e con Luca Tommasini. Anche questa però diventa routine, dopo sei edizioni ho deciso di non continuare”.

Rossana Casale, Antonella Russoniello, Emiliano Begni

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